Nel mondo dell’eyewear, dove simmetria e precisione sono da sempre considerate sinonimo di perfezione, Masahiro Maruyama sceglie deliberatamente un’altra strada. Il designer giapponese fonda il proprio marchio nel 2011 e...
Nel mondo dell’eyewear, dove simmetria e precisione sono da sempre considerate sinonimo di perfezione, Masahiro Maruyama sceglie deliberatamente un’altra strada. Il designer giapponese fonda il proprio marchio nel 2011 e costruisce la sua identità attorno a un concetto tanto semplice quanto radicale: “Unfinished Art”, l’arte incompiuta. L’obiettivo non è eliminare l’imperfezione, ma trasformarla in bellezza, mettendo in discussione l’idea stessa di perfezione.
Le montature Masahiro Maruyama sembrano spesso nate direttamente dalla mano del designer, prima che il disegno venga corretto, ripulito e reso perfettamente simmetrico. Linee che non coincidono, profili che si interrompono, cerchi incompleti, elementi apparentemente fuori posizione e differenze tra il lato destro e quello sinistro diventano così una firma estetica. La prima collezione, Dessin, nasce proprio dal gesto del disegno a mano libera: lo schizzo preliminare, normalmente soltanto una fase del processo creativo, diventa il prodotto finale.
Da questa filosofia prendono vita collezioni che esplorano ogni volta una diversa forma di imperfezione. Doodle trasforma gli scarabocchi e le linee istintive in struttura; Erase immagina parti del disegno cancellate e successivamente ridisegnate; Broken parte dall'idea di rompere una forma completa e ricostruirla; Sculpt trae ispirazione dalle tracce e dalle irregolarità lasciate durante il processo scultoreo; Step sovrappone gli elementi come piccoli blocchi tridimensionali.
Particolarmente rappresentativa della sensibilità giapponese del marchio è Kintsugi, ispirata alla tradizionale tecnica con cui una ceramica rotta viene riparata evidenziandone le fratture anziché nasconderle. Nelle montature Maruyama quelle “cicatrici” diventano linee e inserti che interrompono intenzionalmente la struttura dell'occhiale: ciò che normalmente sarebbe considerato un difetto diventa il punto sul quale concentrare lo sguardo.
Dietro un'estetica apparentemente spontanea c'è però una costruzione estremamente precisa. Molti modelli utilizzano titanio puro, β-titanio e acetato, con lavorazioni realizzate in Giappone. È proprio questo contrasto a rendere riconoscibile Masahiro Maruyama: la libertà visiva del tratto incontra la precisione della manifattura giapponese. Le asimmetrie non sono casuali, ma progettate affinché l'occhiale mantenga equilibrio e funzionalità una volta indossato.
Masahiro Maruyama non disegna semplicemente montature: disegna l'imperfezione. Ogni occhiale conserva volutamente qualcosa dello schizzo, del gesto e del processo che lo hanno generato. È proprio ciò che sembra mancare, essere interrotto o trovarsi nel posto “sbagliato” a conferirgli identità. Un modo profondamente giapponese e contemporaneo di ricordare che, a volte, un'opera non deve essere perfetta per essere completa.